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Salvatore Abbruscato

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Covid, contagio nelle scuole: ottobre 2020 PDF Stampa E-mail
Scritto da ing prof. Giuliano Cammarata   
Mercoledì 21 Ottobre 2020 11:41
Il problema della probabilità di contagio a grande distanza
 
da SARS-CoV-2 nelle scuole italiane.
 
Valutazione del rischio di contagio e soluzioni proposte.
 
Il seminario che è stato tenuto per via telematica dal prof. Giuliano Cammarata sul tema in oggetto
giorno 19 ottobre 2020, ha evidenziato la necessità di evidenziare ai vari livelli decisionali le
conclusioni a cui si è arrivati, a tale proposito, su nostra richiesta, il professore Cammarata ha
prodotto le relazione sintetica sotto riportata che può essere di guida per ogni azione tesa al
contrasto dell’epidemia da SARS-CoV-2 in corso.
Si riporta di seguito il testo integrale della relazione.
 
Il problema della probabilità di contagio a grande distanza da SARS-CoV-2 nelle scuole italiane.
Valutazione del rischio di contagio e soluzioni proposte.
Giuliano Cammarata
Con la riapertura delle scuole è iniziato un forte dibattito sul protocollo di accesso che il MIUR ha
predisposto, di concerto con il Ministero delle Sanità e il CTS.
Purtroppo le soluzioni indicate pongono attenzione esclusivamente alle misure di protezione per il
contatto a breve distanza, cioè entro il metro di distanza dal soggetto infetto.
Il protocollo, inviato a tutte le scuole, prevede misure di distanziamento interpersonale (1 m da
“bocca a bocca”), utilizzo di mascherine, sanificazione degli ambienti.
Sono misure attuative normalmente indicate per la difesa dal contagio diretto, cioè dal contagio per
assorbimento di cariche virali emesse sotto forma di droplet attraverso la bocca e il naso dai
soggetti infetti e che possono essere assorbite dai soggetti sani.
Dall’imposizione della distanza minima di 1 m fra alunni è derivata la necessità di ridurre il numero
di presenti per ogni aula con la necessità, spesso, di suddividere le classi.
Un'altra misura conseguente alla distanza interpersonale è il criticato utilizzo di banchi monoposto
di dubbia utilità e che hanno richiesto un forte investimento economico da parte dello Stato.
No si ha nulla da eccepire sulle misure indicate dai protocolli che sono da ritenere assolutamente
efficaci e sperimentate da mesi ovunque.
Purtroppo, queste proposte non hanno mai considerato il rischio di contagio per via aerea a lunga
distanza che, per i locali chiusi quali sono le classi scolastiche, può risultare elevato se la
ventilazione è insufficiente.
Malgrado i numerosi interventi di autorevoli enti di ricerca (il Presidente dell’AICARR) e di
autorevoli ricercatori, quale il prof. Ing. Giorgio Buonanno, il Ministero si è sempre riferito al
rischio a breve distanza ignorando, non si sa quanto volontariamente, il pericolo del contagio per
via aerea a lunga distanza.
Ritengo quest’ultima mancanza di valutazione del rischio di contagio sia potenzialmente pericolosa
e perniciosa e quindi è necessario farne un esplicito riferimento.
Ho pubblicato nel n. 63/2020 dell’AICARR Journal un articolo innovativo, validato dalle
procedure di peer review internazionale, alcune considerazioni tecnico - scientifiche sulla
 
valutazione del rischio di contagio per via aerea da SARS-CoV-2 nelle scuole ed ho proposto alcuni
suggerimenti utili (e spesso necessari) per l’utilizzo di aule scolastiche per la scuola dell’infanzia e
primaria, per la scuola media e per le scuole superiori e l’Università.
E’ scientificamente dimostrato, fin dal 1954 con i ricercatori Wells e O’Grady, che l’utilizzo delle
aule può risultare non a rischio se è presente una ventilazione adeguata, per altro già prevista dal
DM 12/1975 per le varie tipologie di scuole.
La situazione delle scuole italiane è piuttosto critica, come risulta anche da un’indagine della
Fondazione Agnelli secondo la quale ad oggi risultano circa 40.000 edifici scolastici attivi sul
territorio nazionale, con un’età media che si aggira intorno ai 52 anni e in due casi su tre tali edifici
sono stati costruiti più di 40 anni fa.
Circa il 90% degli istituti scolastici non hanno una ventilazione conforme con il DM 12/1975, cioè
non ha un numero di ricambi orari di aria esterna fresca sufficienti neppure per garantire le
normali necessità della qualità dell’aria.
La maggior parte delle scuole, vecchie, obsolete e spesso con gravi carenze di sicurezza anche
strutturali, ventilano le classi in modo naturale aprendo le finestre, quando questo è possibile.
Questo comportamento è stato accettato passivamente fino a quando si è posto il problema della
sicurezza per la COVID 19, cioè di garantire una probabilità di contagio a lunga distanza molto
bassa se non nulla.
Tutti i problemi atavici sulla ventilazione delle aule sono emersi con forza in questi ultimi mesi
evidenziando una totale disattenzione del Ministero verso questa emergenza e, soprattutto, non
manifestando alcun interesse per risolvere i problemi di ventilazione nelle scuole italiane.
Nella ricerca che ho svolto sulla probabilità di contagio aereo a lunga distanza nelle scuole ho
studiato diverse possibilità di utilizzo delle aule, dal turno unico al doppio turno con la possibilità si
sanificare gli ambienti nell’intervallo.
Le conclusioni alle quali sono pervenuto, suggerite dai calcoli tecnico – scientifici oggettivi
effettuati per le tre tipologie di scuole (primaria, media e superiore) sono così sintetizzabili:
 L’utilizzo di aule non sufficientemente attrezzate con impianti di ventilazione forzata a
norma di legge e l’utilizzo quasi esclusivo della ventilazione naturale porta ad avere
condizioni di rischio da contagio individuale e globale elevati e tali da non consigliare, per
turni unici, la permanenza degli studenti all’interno dei locali oltre le 3 ore consecutive. È
necessario considerare ore brevi di 40 o meglio 30 minuti e programmare l’integrazione
degli orari con lezioni a distanza (DAD) nei pomeriggi.
 La situazione migliora nel caso di doppi turni di 3-4 ore ciascuno ed un intervallo di almeno
1.5 ore per consentire sia il cambio di classe che la sanificazione delle aule.
 Nel caso di tempo pieno con consumo di pasti a scuola è altamente consigliabile utilizzare
un refettorio esterno già sanificato, di adeguata capacità e rispondente alle norme di
distanziamento individuale di 1 m, e poi riprendere le lezioni in aule sanificate durante la
pausa pasto.
 Consumare i pasti nella stessa aula significa prolungare i tempi di permanenza oltre le 3-4
ore con un incremento del rischio di contagio.
 Malgrado l’utilizzo della mascherina sia obbligatorio solo per gli spostamenti (entrata e
uscita) di massa e sia tollerato il non utilizzo in aula (purché siano rispettate le distanze di 1
 
m fra i banchi) si ritiene che questo dispositivo di protezione individuale (DIP) sia
assolutamente necessario che venga utilizzato sempre per ridurre il rischio di contagio.
Ancora dall’analisi dei risultati ottenuti propongo le seguenti soluzioni necessarie per ridurre il
rischio di contagio:
 Qualunque sia il tipo di scuola, se la ventilazione presente non è quella del D.M. 12/75
allora la permanenza all’interno delle classi è sempre a rischio sensibile di contagio. In
queste condizioni è bene permanere all’interno delle aule il minor tempo possibile (3
massimo 4 ore) e completare l’orario delle lezioni mediante la DAD;
 Se la ventilazione è insufficiente, sempre al fine di ridurre il tempo di permanenza nelle
aule, è opportuno utilizzare il doppio turno con sanificazione totale intermedia;
 In condizioni di insufficiente ventilazione occorre evitare il tempo unico o prolungato per
non far permanere gli alunni nelle stesse aule per oltre le 3-4 ore;
 E’ necessario migliorare le condizioni di ventilazione ricorrendo ad impianti semplici, poco
invasivi e non costosi, come le VMC puntuali da installare nelle pareti esterne in numero
variabile a seconda del volume della stanza;
 Occorre utilizzare si sistemi di sanificazione con lampade UV-C protette da installare nei
soffitti delle aule o degli uffici;
 Nel caso sia già presente un impianto di ventilazione, o di termoventilazione per la
climatizzazione ambientale, è opportuno effettuare un refurbishment dell’impianto con
sistemi a raggi UV-C oppure, nel caso di ricircolo dell’aria interna, con l’inserimento di filtri
ad alta efficienza e, ove possibile, l’inserimento nelle UTA delle lampade UV-C;
 Pianificare il doppio turno ad orario ridotto, oltre a ridurre il rischio di contagio aereo, ha
anche l’effetto di ridurre il carico del trasporto con mezzi pubblici nelle ore di punta
corrispondente all’apertura della scuole. Ancora meglio se si pianifica un orario di ingresso
differenziato per le varie classi.
I problemi di trasmissione del contagio da SARS-CoV-2 nelle scuole italiane si rivolgono
direttamente alla responsabilità diretta dei Dirigenti Scolastici, ai sensi del D.Lgs 81/08 e
successivi aggiornamenti, in quanto datori di lavoro.
L’osservanza di circolari e protocolli euristici (non di Leggi approvate dal Parlamento) predisposti
dal Ministero non li esime dalla responsabilità di danni fisici all’interno dei luoghi di lavoro (aule e
scuole).
Occorre una corretta informazione dei rischio ambientale nelle scuole ed una presa di coscienza
delle responsabilità conseguenti al contagio al lunga distanza nelle aule.
E’ necessario che il Ministero prenda atto che i protocolli fino ad oggi predisposti vedono solo
parzialmente il problema della trasmissione del contagio diretto nelle scuole e trascura il rischio
maggiore del contagio aereo a lunga distanza nella aule scolastiche con ventilazione carente.
E’ necessaria una campagna diffusa di informazione e formazione di tutti i componenti del mondo
della scuola, dai dirigenti ai docenti, al personale ATA e gli stessi studenti.
Catania 20/10/2020
Prof. Ing. Giuliano Cammarata
 
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