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Salvatore Abbruscato

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Il teatro secondo Goethe

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Vorrei che il palcoscenico fosse sottile

come la corda di un funambolo

affinché nessun inetto

vi ci si arrischiasse sopra...



Prefazione al libro Lu Vangelu PDF Stampa E-mail
Scritto da teologa Prof.ssa Ina Siviglia   
Mercoledì 04 Settembre 2019 19:05
PREFAZIONE
 
Siamo di fronte ad una vena poetica originale, ad una ispirazione genuina e verace,
che val la pena di conoscere per gustare e apprezzare una lettura sapienziale di alcuni
testi del Nuovo Testamento.
L’Autore, Francesco Romano, si era già cimentato su questo stesso fronte,
pubblicando un volume dello stesso genere e dello stesso stile, dedicato ad una
antologia di brani biblici, tratti dall’Antico Testamento, volume tanto apprezzato da
molti.
Il libro che presentiamo non ha chiaramente alcuna pretesa di porsi nell’ambito di
pubblicazioni a carattere esegetico. Esso, piuttosto, rivela un’anima popolare che non
presuppone alcun confronto scientifico. Si tratta, alla fine, di un approccio letterario
assolutamente accessibile da tutti quelli che condividono una stessa cultura, mettendo
a frutto un’ispirazione personale.
Vi è presupposta la fede, in una prospettiva principalmente di carattere
esperienziale, che rappresenta il sentire semplice ma profondo di un’area culturale cui
si appartiene condividendola.
Così, al di là dei versi, si intravede una precisa appartenenza e una chiara identità
personale e di gruppo, senza infingimenti e senza maschere.
L’Autore è interiormente preso da ciò che costituisce oggetto della comunicazione.
Non è come uno che rimane estraneo a quello che narra, ma si lascia coinvolgere e
spesso adopera come soggetto il Noi fraterno dei membri della Chiesa e della
famiglia umana.
Tra le righe si intravede anche la fatica di credere nei momenti bui dell’esistenza.
La chiave di lettura dei versi che si susseguono con fluidità è decisamente
cristologica: nella persona di Gesù si comprende che cosa significhi e cosa bisogna
fare nella condizione regale, vissuta in primis da Gesù stesso. Vivere da figli
dell’unico Padre implica un amore incondizionato tra il Padre, la SS. Trinità e le
creature. Da questo rapporto di amore corrisposto nasce il sentire della condivisione
con tutti i membri del genere umano, nel nome di Cristo, che ha acquistato per tutti,
per i Suoi meriti, la redenzione e la salvezza in dimensione universale. Da ciascuno, e
da tutti insieme, alla sequela di Gesù, Dio e uomo, si contempla e si comprende il
mistero della missione affidataGli dal Padre.
La visione antropologica è ricca e variegata: in pochi versi Francesco Romano
tratteggia con maestria gli aspetti psicologici e relazionali dell’umanità di Cristo.
 
2
Come da un mosaico viene fuori gradualmente il disegno originario, man mano,
dalle tessere colorate, così, nel leggere questi versi ispirati, si va delineando,
sorprendentemente, non solo l’aspetto fenomenologico di ciò che cade sotto i nostri
sensi, ma anche l’aspetto invisibile dei sentimenti, delle emozioni e della fede.
Si tratta di quel Dio il cui nome è Misericordia, di quel Dio che si è incarnato per
amore, un Dio geloso che ama per primo ma che non disdegna di essere ricambiato
con la stessa moneta: l’amore puro e disinteressato.
Il dialetto siciliano di Francesco Romano è per lo più fedelissimo alla tradizione: è
usato nell’opera poetica con i suoi variegati significati e con tutte le sue delicate
sfumature. Tale linguaggio proviene dall’area socio-culturale dell’agrigentino e, in
particolare, dal paese di Ravanusa che gli ha dato i natali. È la lingua della sua prima
infanzia e della adolescenza, parlata nella sua famiglia e appresa prima del suo
trasferimento fuori dalla Sicilia.
Egli torna sovente alle sue radici con profonda consapevolezza di ciò che ha
significato per lui l’allontanamento dalla sua isola: abbandonare le proprie certezze e
allentare i propri legami familiari e relazioni umane significative, soffrire per la
lontananza ma al tempo stesso trovare in sé la forza per andare avanti nella vita con
coraggio e determinazione.
In quest’opera letteraria l’uso del dialetto riscalda l’ambiente e i lettori che
conoscono tale linguaggio sentono emotivamente il gusto di sentirsi a casa, attirati
dolcemente dentro le origini della propria storia che è storia di salvezza. Così essi
possono riscoprire anche la familiarità con il Vangelo vivo, annunziato, in modi
diversi, dai protagonisti.
Nello sfogliare le pagine dei quattro Vangeli è facile rinvenire quella luce speciale
che illumina la ricca umanità di Cristo. Il Maestro appare come illuminato da un
grande faro da cui proviene un raggio di luce. Egli è l’Atteso delle genti, l’Uomo che
vive e opera sempre nell’orizzonte escatologico del Regno. Nel vivere la Sua
esperienza umana, il Dio incarnato illumina ogni uomo, ma soprattutto quanti vivono
nelle tenebre ma vorrebbero essere liberati dalla forza di Chi, pur fragile, è capace di
rispondere alla voce di Dio per compiere la Sua missione. Ogni gesto, ogni parola,
ogni miracolo compiuto da Cristo, nelle poesie di Francesco Romano, manifestano la
possibilità di una forte intimità con il Figlio di Dio fatto carne.
Ogni personaggio dei Vangeli è presentato dall’Autore come avvolto dalla Grazia e
da essa trasformato e trasfigurato, pronto per compiere il disegno di Dio. Tra tutti
eccelle la figura della Vergine Maria cui sono dedicati versi intensissimi e molto
toccanti.
 
3
L’Autore non presenta mai suoi personali pregiudizi e tanto meno giudizi su quanti
sono peccatori.
Nella sua età matura l’Autore, consapevole della propria fragilità e del proprio limite,
al tempo stesso scopre un anelito all’infinito che trova la sua origine e il suo fine nel
conoscere sempre meglio Cristo e amarlo al di sopra di tutte le cose.
Il frutto maturo della riflessione dell’Autore è il gusto di quella Sapienza serena,
gioiosa e pacifica sulla realtà pur nella sua complessità irriducibile.
Il susseguirsi dei versi, il loro rincorrersi in un ritmo sostenuto e avvincente consente
all’Autore di catalizzare ogni amore umano e di viverlo nel clima di fede operoso
maturato nella contemplazione del mistero di Dio e nell’azione liberante degli ultimi.
Uno speciale plauso va a Francesco Romano -vincitore, peraltro, di tanti premi
letterari- per aver voluto “tradurre” in versi in italiano le composizioni pubblicate nel
presente volume. In tal modo ha potuto permettere ad altri, di varia identità e
provenienza, di poter godere del contenuto evangelico dei suoi versi.
Certo non si tratta della stessa ispirazione né dello stesso ritmo dell’opera nata
all’interno del dialetto. E inoltre si sa che alcune parole sono realmente intraducibili,
anche se si adopera un insieme di termini scelti per avvicinare la persona al
significato originario di ogni parola.
Ciò nonostante, non si può non approvare lo sforzo “eroico” dell’Autore nel far
gustare ad altri la grande ricchezza di contenuti espressi poeticamente.
 
Ina Siviglia Sammartino
teologa
 
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