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Salvatore Abbruscato

Sito ufficiale del docente in pensione Dott. Salvatore Abbruscato

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Il teatro secondo Goethe

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Vorrei che il palcoscenico fosse sottile

come la corda di un funambolo

affinché nessun inetto

vi ci si arrischiasse sopra...



INTRODUZIONE ALL'UMANESIMO PDF Stampa E-mail
Scritto da SALVATORE ABBRUSCATO   
Mercoledì 12 Febbraio 2020 23:31

INTRODUZIONE ALL'UMANESIMO. SERATA DEL 14 FEBBRAIO 2020

L’umanesimo è un fenomeno culturale caratterizzato dalla riscoperta e studio della cultura antica classica greco-romana; si sviluppò nel trecento e quattrocento originato dal desiderio degli studiosi di fare rivivere, attraverso lo studio dei classici, le virtù del mondo antico, greco e romano. Le condizioni che resero possibile tale fioritura furono le numerose biblioteche, i monasteri e università depositari delle opere, nonché la diffusione dello studio della lingua latina che rese più facilmente conoscibile il mondo antico.  In una prima fase lo studio si concentrò sul mondo romano e successivamente su quello greco a partire dalla fine del trecento quando giunsero in Italia dall’impero bizantino studiosi esperti nella lingua greca. Un grande umanista fu il filosofo Marsilio Ficino ( 1433-1499) che fondò l’accademia platonica e diede l’avvio  al neoplatonismo che  esaltava la centralità dell’uomo nell’universo, e dimostrava  l’affinità tra le idee di Platone e il cristianesimo. Gli umanisti sostenevano che l’educazione dovesse avere lo scopo di formare uomini virtuosi e impegnati nella vita civile.

Rispetto alla civiltà medievale l'Umanesimo vede soprattutto l'affermarsi di una visione antropocentrica che mette l'uomo al centro della vita e del mondo e ne rivaluta molti aspetti prima considerati come marginali o subordinati alla concezione teocentrica del Medioevo, per cui si comincia a distinguere tra divinae litterae e humane litterae: si distingue cioè tra la letteratura che si occupa di Dio e delle questioni propriamente religiose e quella che invece si deve occupare della dimensione umana e terrena, due piani che fino al Trecento erano strettamente collegati e che ora appaiono separati l'uno dall'altro, dotati di un'importanza assolutamente paritetica. La novità non è assoluta, in quanto già le opere di Petrarca e Boccaccio avevano aperto la strada alla rappresentazione dell'uomo e delle sue vicende non più subordinate alla volontà di Dio (si pensi soprattutto al Decameron e alla sua apparente distanza dall'elemento religioso), tuttavia nell'Umanesimo il processo viene portato alle sue estreme conseguenze e, soprattutto, l'uomo diventa padrone di se stesso e protagonista del suo destino nel mondo, senza le remore religiose o i timori di punizioni divine che ancora caratterizzavano il pensiero degli scrittori precedenti.

Legata a questo aspetto vi è poi anche la rivalutazione del corpo umano che non è più visto quale "prigione dell'anima" o fonte di sporcizia e peccato come avveniva di frequente nel Medioevo, ma al contrario è considerato una sorta di macchina perfetta creata da Dio a sua immagine e somiglianza e dunque dotata di armonia e proporzioni geometriche, oggetto di studi di carattere pre-scientifico e artistico (l'esempio più noto è lo schizzo di Leonardo da Vinci noto come "uomo vitruviano", divenuta l'immagine simbolo dell'Umanesimo).Del corpo si rivaluta quindi la fisicità e la materialità e vengono esaltati anche i piaceri che esso può dare all'uomo, non più visti come qualcosa di peccaminoso da reprimere e soffocare ma come una parte naturale della vita che è perfettamente lecito assecondare, anche nel caso del piacere sessuale che non solo non viene più condannato in sé ma, al contrario, celebrato come qualcosa ordinato appositamente da Dio per spingere l'uomo all'atto della riproduzione e quindi alla conservazione della specie umana (una posizione simile, in parte, a quella già emersa nel Decameron di Boccaccio).  Autori significativi a questo riguardo sono Giovanni Pico della Mirandola, autore di una Oratio de hominis dignitate in cui esalta la dignità e la libertà dell'uomo, nonché la sua capacità di forgiare il proprio destino in senso classico, e Giannozzo Manetti, che scrisse un trattato in latino intitolato De dignitate et excellentia hominis in cui il corpo umano viene celebrato per la sua perfezione e la predisposizione a godere di particolari piaceri, tra cui quello erotico che viene esaltato per motivazioni analoghe a quelle già viste in Boccaccio e in altri umanisti del XV secolo.

Il rinnovamento propugnato dall’umanesimo ebbe conseguenze non solo nella vita politica, civile, ma anche in quella religiosa, così per tale sua incidenza nella vita religiosa si qualifica come umanesimo cristiano, che promuoveva lo studio e la conoscenza più approfondita dei testi sacri e della dottrina teologica. Tale studio era caratterizzato dalla ricerca di una dimensione intima e spirituale della fede, ove si consideri che nel medioevo la religione era vissuta soffocata da superstizioni, da prediche che incutevano , senza alcuna valida ragione, il terrore della punizione divina,e così la religione era vista come uno strumento di sopraffazione, non governato dalla ragione. Esso aveva anche lo scopo di conciliare, in una sintesi nuova, l’educazione dell’uomo quale era nel mondo antico con l’insegnamento che emerge  dal vangelo; in tale direzione si mosse San Tommaso D’Aquino, di cui Dante fu discepolo colto, il quale fu riconosciuto come il costruttore di una  aristotelismo umanistico e cristiano al tempo stesso. Questo processo di progressiva nascita dell’umanesimo cristiano che inizia già nel medioevo, ha in Dante il suo precursore come spiegheremo più avanti.

 Successivamente il fenomeno assunse una sua precisa fisionomia e divenne fenomeno culturale riconosciuto e molto diffuso. Il suo massimo rappresentante  fu Erasmo di Rotterdam,( 1466-1536) olandese, che si prodigò molto per fare conoscere la bibbia, curando  nuove edizioni facilmente leggibili dal pubblico; egli viaggiò molto per diffondere la  conoscenza di una religione libera, pura,aderente allo spirito dei testi sacri.

L'opera di riscoperta dei testi antichi venne avviata nel Trecento dal poeta FRANCESCO PETRARCA che, in una biblioteca, ritrovò le Epistole di Cicerone. Petrarca è considerato il fondatore dell'Umanesimo classico perché fu il primo ad avvicinarsi ai classici nel tentativo di riscoprire lo spirito della civiltà antica.     

Successivamente la  riscoperta degli antichi, continuata nel Quattrocento da Poggio Braggiolini con il ritrovamento di Lucrezio, mise in evidenza la necessità di approcciare i testi antichi secondo nuovi principi.
Da questo nacque la filologia, l'indagine critica condotta sui testi e sui documenti per stabilirne l'autenticità e ricostruirne l'integrità così da arrivare a una corretta comprensione. Maestro della filologia fu Lorenzo Valla, che applicò i principi della nuova scienza agli autori latini ma anche alla Bibbia e ai documenti storici.   La riscoperta del greco, rimasto sconosciuto a gran parte dei letterati latini, iniziò solo verso la fine del Trecento quando, dall’Impero bizantino, arrivarono studiosi conoscitori della lingua.    Dopo il Concilio di Firenze del 1439, il vescovo greco Giovanni Bessarione, fu ospitato a Venezia e portò con sé una grande collezione di libri scritti in greco: si diffusero così le opere di autori come OmeroTucidide e Sofocle, che fino a quel momento erano stati conosciuti solo attraverso le traduzioni latine e arabe. A Venezia arrivarono anche gli scritti di Platone, tradotti dall'umanista Marsilio Ficino a partire dal 1462.      

Poiché secondo gli Umanisti l'educazione doveva essere finalizzata a formare un uomo virtuoso e impegnato nella dimensione civile, venne sviluppata una pedagogia alternativa che non si basava sui metodi repressivi e sull'apprendimento a memoria. Molti Umanisti si impegnarono nella realizzazione di scuole in cui l'insegnamento tradizionale delle discipline letterarie si univa ad altre con il fine di raggiungere un equilibrio in tutte le attività umane.                                      Vittorino da Feltre creò a Mantova la Casa giocosa, una scuola nella quale il gioco aveva un ruolo di grande rilievo.                                             Guarino Veronese fondò a Venezia una scuola di lingua greca e a Ferrara una scuola in cui allo studio delle discipline umanistiche si affiancarono la caccia, il nuoto e la ginnastica. Una volta formato, l'uomo doveva operare nella vita civile e politica: l'unione tra culto della classicità e impegno etico-politico caratterizzò profondamente l'Umanesimo.            La stampa,  inventata dall'orafo tedesco Johannes Gutenberg nel 1450, ebbe grandi conseguenze per la storia umana e fu un importante mezzo di propagazione degli ideali dell'Umanesimo.
Nel 1456 il primo libro stampato fu la Bibbia in latino. Le stamperie si diffusero rapidamente in tutta Europa. Il movimento di riscoperta della cultura classica e il tentativo di renderla attuale che caratterizzò l'Umanesimo non fu un fenomeno fine a se stesso, ma la premessa per il grandioso sviluppo artistico, scientifico e intellettuale che caratterizzò prima la cultura italiana e poi europea tra XV e XVI secolo: il Rinascimento.                                                                           

 Ritornando ora al concetto dell’umanesimo cristiano è da rilevare che esso  combatté fortemente:                                                                         Il potere temporale dei pontefici                                                                   La corruzione e l'ignoranza del clero                                                           I riti ecclesiastici al limite della superstizione                                               L'inutilità delle dispute dottrinali.

Dante, fu un precursore indiscutibile di questa forma di umanesimo perché nei suoi scritti e soprattutto nella Divina Commedia,  condannò il potere temporale del papato, la corruzione del clero, e tutti i predicatori di falsità che deturpavano la verità delle sacre scritture ed ingannavano la sprovveduta gente, ed inoltre promuoveva la conoscenza della Bibbia, dei vangeli, e delle verità divine:

Ecco la condanna del potere temporale dei papi:

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!».

E mentr'io li cantava cotai note,
o ira o coscienza che 'l mordesse,
forte spingava con ambo le piote. XIX 115-120


Concludendo il colloquio con il papa simoniaco Nicolò III, condannato nell’Inferno nella terza bolgia del cerchio VIII, che dalla buca fa sporgere solamente i piedi scalcianti perché bruciati da fiammelle dal calcagno alle punte, Dante pronuncia un'invettiva nei confronti di Costantino e della sua donazione, colpevole di essere all'origine della simonia e della tentazione di mescolare il denaro e il potere con i doni dello Spirito e con le cose sacre. In molti punti della  Divina Commedia
Dante deplora  la corruzione del clero , qualificando papi, cardinali e chierici,  avari e simoniaci ed omosessuali e   condanna i papi avari  nel IV cerchio dell’Inferno, i papi simoniaci  nella bolgia terza del cerchio ottavo dell’Inferno; e gli omosessuali nel terzo girone del cerchio settimo, dove troviamo Brunetto Latini; nella bolgia dei simoniaci sono collocati Nicolò III, Clemente V ,mentre  Bonifacio VIII, ancora vivo , quando Dante fa il viaggio nell’Inferno, nel marzo del 1300, viene con un espediente, da romanzo giallo, già destinato a stare in  perpetuo tra i simoniaci e quindi dentro la fossa a testa in giù e con le piante piene di fuoco.

Dopo che papa Nicolò III, conficcato a testa giù nel foro, come i simoniaci, spiega a Dante le modalità della pena, cui lui soggiace e dopo di lui altri papi, Dante esplode in questa forte invettiva:

Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,
ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:
«Deh, or mi dì: quanto tesoro volle

Nostro Segnore in prima da san Pietro
ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
Certo non chiese se non ``Viemmi retro".XIX 78-83

Nel canto XXVII del Paradiso San Pietro in persona pronunzia una feroce invettiva contro papa Bonifacio VIII: mentre vengono pronunciate le parole di fuoco, tutti i beati e il cielo, l’intero Paradiso si colorano di rosso per significare la rabbia contro tale peccato e tale peccatore:


Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio che vaca
ne la presenza del Figliuol di Dio,
24

fatt’ ha del cimitero mio cloaca
del sangue e de la puzza; onde ’l perverso
che cadde di qua sù, là giù si placa».XXVII 22-27

«Non fu la sposa di Cristo allevata
del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
per essere ad acquisto d’oro usata;
42

ma per acquisto d’esto viver lieto
e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano
sparser lo sangue dopo molto fleto.
45
XXVII 40-45

Beatrice nel canto XXIX del Paradiso pronuncia questa altra invettiva contro tutti i predicatori di falsità  e di inganni volti ad estorcere denaro e condanna  i frati dell’ordine di Sant’Antonio:

sì che le pecorelle, che non sanno,
tornan del pasco pasciute di vento,
e non le scusa non veder lo danno.
108

Non disse Cristo al suo primo convento:
’Andate, e predicate al mondo ciance’;
ma diede lor verace fondamento Par 106-111

Di questo ingrassa il porco sant’ Antonio,
e altri assai che sono ancor più porci,
pagando di moneta sanza conio.
126 Par. XXIX 124-126

Altre invettive contro papi, cardinali, prelati, ordini religiosi, sono pronunciate nel Par. : canto XVIII 115-136,  dal poeta in nome proprio,  XIX 115-148  dall’aquila, XXI 118-138 da San Pier Damiano, XXII 73-96 da San Benedetto, XXVII 121-148 da Beatrice., XXX 133-148 da Beatrice.

Inoltre l’umanesimo cristiano consisteva nel fare conoscere la dottrina cristiana  e la bibbia, e stimolare la nascita e diffusione di una autentica cultura cristiana volta a formare l’uomo che deve vivere nella prospettiva di raggiungere, attraverso la purificazione dal peccato, la liberazione da esso e la beatificazione e la visione di Dio;   anche sotto tale aspetto Dante è da considerare un precursore dell’umanesimo cristiano; infatti nel suo poema egli  traccia un preciso itinerario della mente verso Dio, un viaggio dalle tenebre della dannazione eterna, rappresentata dall’Inferno, perché l’uomo abbia la consapevolezza della gravità del peccato, e ne conosca le conseguenze in quei  moltissimi modi atroci descritti dalla poesia,  che suscitano lacrime e pietà, prosegue attraverso la penitenza purificatrice, nel Purgatorio, e poi di cielo in cielo, da luce in luce più luminosa, da amore ad amore sempre più fiammante, fino a raggiungere Dio. Questa ascesa verso un luogo eccelso, divino, sede della Trinità, che mai nessuno ha visto, trasfigurata dalla potenza di una poesia altissima, impareggiabile, unica nella letteratura mondiale, acquista il sapore di un poema epico della grazia, poema epico della teologia, poema epico di una esperienza mistica senza precedenti.

La base determinante dell’umanesimo cristiano di Dante è il suo enciclopedismo teologico, per il quale è considerato anche un teologo; conosceva la Bibbia, i vangeli, le opere dei padri della Chiesa, dei grandi teologi come  San Tommaso D'Aquino,  Sant'Agostino, Sant’ Anselmo D'Aosta, Dionigi l'Areopagita, Alberto Magno, , Pietro Lombardo, Sigieri di Bramante, Isidoro di Siviglia, e i filosofi Platone, Aristotile, Averroé e  tanti altri. Trattò tutti i temi del cristianesimo, la storia della chiesa, i misteri della fede, come l'incarnazione, la redenzione, la resurrezione, la trinità, la creazione, il peccato originale; dedicò interi canti del Paradiso alle tre virtù teologali,fede,  speranza,  carità. Nel Paradiso inoltre leggiamo le lodi di coloro che furono altissimi modelli di santità, come San Francesco, San Bernardo, San Domenico, San Pier Damiani, San Benedetto Da Norcia, San Romualdo. Con San Pietro sviluppa, nella forma di un dialogo serrato, il concetto della fede,ed egli  fa la professione della fede dichiarando di possederla nella sua pienezza, senza alcuna macchia :

E io rispondo: Io credo in uno Dio
solo ed etterno, che tutto ’l ciel move,
non moto, con amore e con disio;
132

Par XXIV 130-132

  Vi sono tutti i valori del cristianesimo, primo di tutti l’amore, “ che muove il sole e l’altre stelle” , la pietà, il perdono, il pentimento, l’umiltà, la povertà e le beatitudini che sono rappresentate nelle sette cornici del Purgatorio. Leggere la Divina Commedia è come leggere la Bibbia e i vangeli e le altre scritture sacre; in tanti luoghi del poema sono disseminati qua e là riferimenti ed echi di tali testi sacri; vi troviamo inni, laudi, preghiere, canti, melodie; le vite dei santi; quando giunge in Paradiso Dante può vedere con i suoi occhi i beati, e i santi e i padri della Chiesa, il trionfo di Cristo, della Madonna, degli Angeli, : ” E a quel mezzo con le penne sparte,/ vid’io più di mille angeli festanti,/ ciascun distinto di fulgore e d’arte./ Vidi a loro giochi quivi ed a  lor canti/ ridere una bellezza, che letizia/ era ne li occhi a tutti gli altri santi” Par. XXXI 130-135 .

 I beati e gli angeli, con la Madonna nel primo gradino in alto, sono tutti riuniti nella candida rosa, coi loro corpi, vestiti con le bianche stole:Par. XXXI. La madonna, che Dante dichiara di pregare sera e mattina,( Par XXIII, 87), è presente in tutte le tre cantiche; è Beatrice che, parlando con Virgilio nel Limbo,la indica senza farne il nome ( Inf II,94).

La Divina Commedia è il poema sacro, basato sulla ispirazione divina, cui hanno posto mano e cielo e terra, un poema universale per il suo contenuto, il poema della sapienza, il poema dell’amore, il poema della liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato,il poema che canta la gloria di Dio che si manifesta in tutto l’universo e spinge gli uomini a trovare ed amare Dio  facendo un giusto uso dei suoi doni. La Divina Commedia celebra la gloria di Dio, come bene è detto nell’incipit del primo canto “ La gloria di colui che tutto move/per l’universo penetra e risplende/ in una parte più e meno altrove.”

                                                       SALVATORE ABBRUSCATO

 
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