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Salvatore Abbruscato

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Il teatro secondo Goethe

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Vorrei che il palcoscenico fosse sottile

come la corda di un funambolo

affinché nessun inetto

vi ci si arrischiasse sopra...



Un viaggio nell'Inferno di Dante, sintesi di una relazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Abbruscato   
Martedì 31 Gennaio 2012 21:36

   Un viaggio nell’Inferno di Dante.

Dante nella Divina Commedia, descrive il suo viaggio attraverso i tre regni dell’oltretomba, Inferno, Purgatorio, Paradiso.

La descrizione è così puntuale, precisa in ogni particolare dei luoghi, delle circostanze, della condizione dei dannati, dei dialoghi che s’instaurano tra lui e Virgilio, tra lui e le anime che Dante incontra e con i quali si sofferma, tra Virgilio e i diavoli, che il viaggio  appare concreto, reale, credibile. Lo scopo del viaggio è la salvezza dell’anima dal peccato, ma è anche un viaggio che mira al rinnovamento della società oppressa da conflitti sociali, e dal disordine morale.

L’idea politica di Dante, che percorre tutte le tre cantiche, è che il rinnovamento della società deve avvenire con l’intervento della suprema autorità dell’Impero; idea che è già presente nel primo canto quando Virgilio dirà che la lupa, simbolo della cupiditas umana, sarà sconfitta da un veltro, cioè da un imperatore sostenuto dalla fede religiosa. Il rinnovamento morale si avrà attraverso la scomparsa dei vizi umani, primi tra tutti, l’avarizia, la superbia e l’invidia. La meta finale del viaggio simbolico del Poeta è Dio.

Dante è un uomo del Medioevo e quindi il poema risente della cultura del suo tempo alimentata dai classici, dalla Bibbia, da Aristotile, dalla teoria Tolemaica e dalla tradizione patristica e scolastica, politicamente segnata dalla lotta tra Papato e Impero, e dal sorgere delle libertà comunali. Il Papa Bonifacio VIII con la bolla Unam Sanctam propone il primato del Papato sull’Impero sostenendo che questo deriva da Dio che in terra è rappresentato dal Papa.

Nella cantica dell’Inferno compare  la storia di Firenze con le lotte tra i Guelfi Bianchi e Neri, e degli altri Comuni; in diverse occasioni Dante manifesta la sua feroce condanna contro la venalità del clero e delle gerarchie ecclesiastiche e non ha alcuna pietà nel collocare papi, cardinali, chierici tra gli avari nel quarto cerchio dell’Inferno, tra i sodomiti nel terzo girone del cerchio settimo, tra i simoniaci nella terza bolgia dell’ottavo cerchio, tra gli eretici nel sesto cerchio ( papa Anastasio  II, dal 496 al 498 traviato dal diacono Fotino) e tra gli ignavi, che sono condannati nell’antinferno, cita papa Celestino V che fece il gran rifiuto. ..” Vidi e conobbi l’ombra di colui/ che fece per viltà il gran rifiuto”

Dante viaggiando con Virgilio, la sua saggia guida, nell’Inferno porta con sé la sua passione di uomo politico, esperto delle tematiche del tempo,il suo dolore per la condizione di esule, che egli manifesta, con accenti più o meno forti, durante gli incontri ed i colloqui coi dannati; nel vedere il tormento delle anime, nel dialogare Dante si appassiona, si commuove, prova dolore , spesso piange, soffre, e sviene. Ed è naturale che sia così, perché il suo non è un viaggio normale, ma è un vero e proprio pellegrinaggio, è il viaggio dell’esule che è costretto ad andare da una corte all’altra, a chiedere asilo, un pellegrino che nutre dentro il suo cuore la speranza di ritornare in patria; Dante stesso nell’inizio del II canto dirà che il suo cammino sarà una guerra, ciò un travaglio dell’animo che proverà  compassione per quello che vedrà. “…. ed io sol uno/ m’apparecchiava a sostener la guerra/sì del cammino e sì de la pietatade/ che ritrarrà la mente che non erra”  Il viaggio è simbolico, è il viaggio dell’uomo verso la sua patria, che è il suo origine, che è, come dice la Scrittura, un ritorno alla casa del Signore. Ai suoi occhi appare la visione di gente che soffre i tormenti più orribili, che soggiace alla punizione divina, che bestemmia, urla: lo spettacolo che gli si presenta è terribile. Tale visione ha un grande significato morale, educativo perché la conoscenza del peccato e delle sue feroci conseguenze può spingere l’uomo a  liberare la sua anima da ogni tentazione.

Al centro di tutta la cantica è l’uomo con i suoi difetti e con le sue virtù. Tra il pellegrino e i dannati s’instaura un colloquio durante il quale le anime riacquistano la loro vitalità, rivivono per un po’ la loro umanità terrena, accettano volentieri il dialogo, raccontano la loro storia e chiedono a Dante di essere ricordati sulla terra, dove sicuramente egli ritornerà dopo avere concluso il suo viaggio.

Il conte Ugolino spera che il suo tragico racconto della sua morte e di quella dei suoi “ figlioli”, possa dare sulla terra infamia al suo avversario, il suo traditore, l’arcivescovo Ruggeri; tutta qui è la sua preoccupazione.

Farinata, altero, che si erge “ col petto e con la fronte”  avendo l’Inferno  “ in gran dispitto”, mette in evidenza il suo amore per Firenze , sostenendo che fu lui solo che si batté perché non venisse distrutta dopo la battaglia di Montaperti.

Il padre di Guido Cavalcanti, piangendo, chiede al Poeta perché suo figlio Guido non è con lui.

Il protonotaro di Federico II, Pier Della Vigna, proclama la sua innocenza e la sua fedeltà al suo imperatore e chiede a Dante di testimoniarlo sulla terra.

Paolo e Francesca descrivono con toni lirici il loro amore e come esso li condusse alla morte; qui Dante, poeta del dolce stil novo, esalta questo sentimento e prova pietà infinita per i due, e dopo il racconto cade “ come corpo morto cade”.  Nel cerchio secondo dei lussuriosi sono altri nomi famosi dell’antichità, Semiramide “ che fu imperatrice di molte favelle”, Cleopatra lussuriosa, Didone, l’amante di Enea, che “ruppe fede al cener di Sicheo” Elena che fu la causa della guerra tra Troiani e Greci “, Isotta, Tristano, e molti altri.

Ulisse, che sconta la pena per l’inganno del cavallo , il furto della statua di Pallade, e l’abbandono di Dedamia fatto da Achille che fu convinto da Ulisse a ritornare sul campo di battaglia, racconta la sua storia e parla del suo grande amore per la scienza, della sua sete di conoscenza, e il Poeta ne fa un simbolo della virtù umana che spinge l’uomo alla conoscenza, fino a violare il divieto delle colonne d’Ercole; famoso il suo discorso ai suoi compagni: ” fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”.

Capaneo, altro superbo, punito nel terzo girone del settimo cerchio, che non cura la pena che lo tortura, sul sabbione di fuoco dove piovono lentamente falde di fuoco,  manifesta tutta la sua arroganza di uomo coraggioso che non teme nemmeno lo stesso Giove: “ qual fui vivo, tal son morto”.

Nell’Inferno tra i papi e cardinali spicca più di tutti il Papa Bonifacio VIII, che Dante condanna all’Inferno tra i simoniaci, nella terza bolgia del cerchio ottavo, prima ancora che fosse morto, per mezzo di uno stratagemma degno di Shakspeare: Papa Nicolò III che è immerso nella buca infuocata a testa giù , vedendo Dante, gli par di vedere Bonifacio VIII e lo chiama:” finalmente sei arrivato, Bonifacio”.

Vi è la storia dell’umanità; nel limbo Dante vede tutti gli spiriti magni, Elettra, Enea, Ettore, e altri eroi troiani, Cesare, Tullio Cicerone, Seneca, Bruto che cacciò Tarquinio, le donne virtuose della Roma antica Lucrezia, Marzia, Giulia, Cornelia, e vede anche il Saladino. Incontra i grandi poeti dell’antichità greca e romana, Omero “ che sopra gli altri come aquila vola”, Orazio, Ovidio, Lucano. In un angolo, quasi appartati, vede i grandi filosofi, primo fra tutti ARISTOTELE, “ il maestro di color che sanno”  poi Platone,Socrate, Democrito, Diogenes, Annassagora ,Talete, Ippocrate, Tolomeo, Galieno, Avicenna e tanti altri.

L’Infero è pieno dei personaggi del mondo mitologico, il primo che Dante incontra è Caronte, il nocchiero “ un vecchio, bianco per antico pelo” che traghetta le anime, che egli spietato batte col remo, ma che sono pronte a trapassare il fiume “ che la Divina Giustizia li sprona sicché la tema si volve in disìo”.

A guardia del secondo cerchio, dove sono puniti “ i peccator carnali, che la ragione sommettono al talento” è Minosse il mitico re di Creta, che “ orribilmente ringhia” dotato di una lunga coda che cinge il corpo tante volte quanti sono i cerchi di destinazione del dannato “ cignesi con la coda tante volte/ quantunque gradi vuol che giù via messa”. Nel terzo cerchio troviamo Cerbero, con tre teste che latra caninamente e sbrana i dannati; Plutone, il maledetto lupo, è la guardia del quarto cerchio, dove sono puniti gli avari e prodighi che spingono enormi massi “ a forza di poppa”. Flegias, che non ha una chiara identità, è il nocchiero della palude Stige che non ha il compito di traghettare. Qui i due poeti incontrano le feroci Erinne, Megera, Tesifone, Aletto, e la Medusa che hanno per capelli serpenti, urlano, e si graffiano il petto. Nel primo girone del settimo cerchio, dove sono puniti i violenti contro il prossimo, (assassini, autori di stragi, devastatori, tiranni ecc) immersi fino alle sopracciglia, nel Flegetonte, un fiume di sangue bollente, troviamo come guardiano il Minotauro nato dall’unione di Pasife e di un toro “ in su la punta de la rotta lacca/ l’infamia di Creta era distesa/ che fu concetta nella falsa vacca”  In questa bolgia sono migliaia di  centauri, armati di archi e frecce. All’inizio delle Malebolge è il mostro Gerione che ha il corpo di serpente tutto nodi e rotelle, la testa di uomo buono, la coda di scorpione, e le zampe di leone.”Luogo è in Inferno detto Malebolge/ tutto di pietra di color ferrigno/ come la cerchia che d’intorno il volge” Il cerchio ottavo è il penitenziario dei fraudolenti, di quelli cioè che hanno ingannato il prossimo, violando così il vincolo di amore che deve sussistere tra gli uomini .”  Questo modo di retro par c’uccida/ pur lo vinco d’amor che fa natura/ onde nel cerchio secondo s’annida/ ipocrisie, lusinghe e chi affattura/ falsità ladroneccio e simonia/ ruffian, baratti e simile lordura.”

Nel cerchio nono sono i traditori immersi nel ghiaccio, in fondo è Lucifero , immerso nel ghiaccio fino al petto, raffigurato con una testa e tre facce, e con le tre bocche maciulla Cassio, Bruto e Giuda;” Lo imperator del doloroso regno/ da mezzo il petto uscia fuor dalla ghiaccia” Dante a quella vista diventa “ gelato e fioco” Io non morii e non rimasi vivo” Con questa orrenda visione e con la salita fino all’altro emisfero ed alla montagna del purgatorio, si conclude il viaggio di Dante nell’Inferno.” .. uscimmo a riveder le stelle”

L’Inferno dunque è un immenso palcoscenico dove si svolge il dramma dell’umanità, che per le colpe commesse subisce le punizioni più atroci, ma nello stesso tempo è il luogo dove si svolge il travaglio dell’esule, del pellegrino che percorre il cammino della pietà, l’Inferno é la prima tappa, la più dolorosa per arrivare, alla fine del viaggio, nell’Empireo dove il poeta ha la grazia di  vedere Dio,     “ Ne la profonda e chiara sussistenza/ dell’alto lume, parvemi tre giri/di tre colori e d’una contenenza”

                          ( breve sintesi della mia conferenza tenuta  a Gela il 13 gennaio 2012 )

                                                 Salvatore Abbruscato

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Febbraio 2012 15:39
 
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